Gennaio 2008
Intervista a Nicola Colatrella, segretario regionale a Lucerna,
effettuata da Adriano Ensini
Siamo a Stans capoluogo del cantone Nidwalden, nel cui centro storico il parcheggio per le macchine costa ancora solo mezzo franco l'ora. Siamo nel cuore della Svizzera, a due passi dalla mitica leggenda di Guglielmo Tell, dai luoghi delle primitive insurrezioni degli svizzeri contro l'oppressione straniera. Ma, non preoccupatevi, non siamo venuti qua per raccontare le origini storiche della Confederazione, bensì per incontrare Nicola Colatrella, segretario regionale del sindacato syna della sezione di Lucerna, oggi in trasferta a Stans. Nella stessa sezione che aveva fondato nei lontani anni '70, Nicola ha assunto volentieri il compito di sostituire due giorni la settimana un suo ex collega.
Nicola, campano, è arrivato in Svizzera dal profondo sud di quella Italia in piena fase di rimodernamento, ancora con una forte emigrazione interna e esterna. Sulle orme di migliaia di corregionali, si trasferisce nel 1965 a Lucerna. Ragazzo con ambizioni e spirito d'avventura entrò trentaquattrenne nel sindacato syna, che allora si chiamava CHB. Prima come collaboratore esterno, e poi con le mansioni di segretario aggiunto. Oggi è segretario regionale, con molte vicende migratorie svizzere degli ultimi 40 anni alle spalle. Lontani sono i tempi in cui il sindacato era la casa degli stranieri, in maggioranza italiani, tra i quali era altissimo il tasso di analfabetismo. Lontani i tempi in cui molti italiani abitavano in Svizzera in veri e propri tuguri.
In tutto il mondo occidentale allora era richiesto l'operaio massa. Giovane proletario senza grande formazione professionale e qualifica, da inchiodare alla catena di montaggio, da contrapporre all'operaio specializzato. Questo succedeva a seguito di una rivoluzione tecnologica che ha cambiato le regole della dialettica operaio-capitale, semplificando all'interno della fabbrica, in modo radicale, il potere e il sapere dei lavoratori. Nicola questo passaggio lo ricorda come un momento dinamico ma contemporaneamente drammatico e tragico. «Le condizioni lavorative e abitative non erano quelle di oggi.», ci tiene a precisare. «Andavamo nelle baracche degli operai e trovavamo condizioni igieniche da terzo mondo. Il confronto con l'analfabetismo era un'esperienza quotidiana. In una stanza potevamo incontrare anche sei persone, che si davano il turno per dormire e mangiare. Queste cose fanno parte del passato. Sono cambiati anche i bisogni e i problemi con i quali un sindacalista ha da confrontarsi.»
Iniziamo con una breve carrellata sulla tua biografia e sulle esperienze più significative che hai fatto e che oggi costituiscono per tutti una preziosa testimonianza.
Nicola Colatrella: Nel 1973 sono ufficialmente entrato nel sindacato CHB come collaboratore esterno, con mansioni assistenziali per gli stranieri. Mi sentivo portato a svolgere questo lavoro, utile ai lavoratori e al sindacato. Allora a Lucerna il sindacato CHB vantava 900 soci, 250 erano stranieri iscritti nella sezione italiana. In quanto stagionali non avevano diritto a tutte le prestazioni sindacali.
Nel 1974 era imminente l'ennesima iniziativa Schwarzenbach contro il cosiddetto inforestierimento. La comunità italiana era la più numerosa, eravamo quasi esclusivamente solo italiani e spagnoli. Si parlava di boom dell'edilizia, non c'era disoccupazione, le esigenze degli operai erano diversi. L'assistenza che davamo era costituita soprattutto dal rinnovo del permesso di lavoro, il controllo dell'estratto conto dei contributi, il controllo dei salari. Il 29.1.1974 abbiamo inaugurato la sezione italiana con una parte di lavoratori stagionali e l'altra annuali, per tutti gli stessi diritti. In un anno abbiamo fatto circa 250 nuovi soci, molti di questi venivano dal cantone di Obwalden o Nidwalden. Il momento era maturo per aprire una sezione in luogo. Nel 75 erano diventate già due. Il numero dei soci è cresciuto costantemente in modo esponenziale raggiungendo nel 1990 a Lucerna i 3500 soci dei quali 1650 stranieri compresi in tre sezioni. Non più solo italiani e spagnoli. Ora dobbiamo affrontare i flussi migratori dei paesi ex-jugoslavi e del Portogallo.
L'evoluzione della sezione è stata possibile unicamente grazie al contributo di tutto il team. Devo ringraziare tutti i membri del comitato e la rete di attivisti esterni che sono riuscito a creare. La chiave di questo successo è stato il lavoro di base di decine di attivisti sindacali.
Si dovrebbe continuare ancora nello stesso modo. Il tesseramento è rimasto uno dei compiti fondamentali.
Il sindacalista non svolge semplicemente e unicamente mansioni amministrative, è una figura che all'interno del mondo del lavoro ha anche una missione, il cui principio deve essere la serietà dell'assistenza e della consulenza nelle piccole cose ma anche in quelle grandi. Ogni cliente che viene in ufficio porta con sé sempre un “grande problema che va preso sul serio; questa è la chiave del successo della sezione di Lucerna. Se il sindacato vuole crescere deve continuare ad essere vicino alla gente.
In che senso è cambiato il lavoro del sindacalista?
Nicola Colatrella: Ma, si sente fortemente il peso dei cambiamenti avvenuti sia nel mondo del lavoro, sia nella vita in generale. Anche se gli argomenti da trattare possono essere rimasti gli stessi: per esempio l'integrazione nella società svizzera, il potere d'acquisto dei lavoratori, l'assistenza sociale, quella sanitaria, previdenziale, la formazione professionale ecc.; è il livello del sapere e delle competenze che è mutato. È aumentata la complessità dei problemi sociali.
Quindi?
Nicola Colatrella: Quindi al sindacalista vengono richieste maggiori competenze durante le trattative, migliore conoscenze sulle modifiche delle leggi relative a lavoro, famiglia, previdenza, diritti e doveri degli stranieri, questioni amministrative. Ma non solo, sono temi scottanti anche quelli dell'integrazione linguistica e culturale degli ultimi arrivati.
Nicola, hai aderito al sindacato nel 1973. I primi due anni sei stato collaboratore esterno. Oggi sei oltre a segretario regionale, vicepresidente del COMITES di Lucerna, membro del Consiglio di sorveglianza ENAIP e responsabile del patronato INAS di Lucerna. La tua lunga presenza e costanza nello stesso settore lavorativo, vicino alle persone, alle condizioni di vita dei lavoratori soprattutto stranieri costituisce per noi tutti un grande patrimonio socioculturale e politico. Tutto ciò ci aiuta a cogliere le differenze e i nuovi orientamenti del sindacato, in parte imposti dai mutamenti sociali in parte richiesti dai bisogni individuali della gente. Insieme, vorrei ora soffermarci su alcuni punti fondamentali i quali costituiscono oggi le emergenze prioritarie per il sindacato?
Nicola Colatrella: Volentieri. Ormai ciò che è cambiato all'interno del mondo del lavoro non è più materia di studio solo dei sociologi o degli economisti. I risultati delle trasformazioni messe in atto negli anni '60 e '70 sono ora sotto gli occhi di tutti, non bisogna essere dei professori per capire che il mondo è cambiato.
Per quanto ci riguarda direttamente in quanto sindacati, bisogna rendersi conto che sono cambiati i presupposti sociali, culturali e politici per un'efficace azione sindacale. È cambiata la composizione nazionale, linguistica e culturale degli immigrati. Oggi ci muoviamo in una babele di tradizioni e abitudini che rende difficile utilizzare un linguaggio unico per tutti. In parte sono state modificate, spesso in senso peggiorativo, le conquiste sindacali degli anni 60 e '70. Il sindacato è quindi chiamato a resistere su posizioni forse superate ma necessarie per avere una base che renda possibili ulteriori miglioramenti nei campi del lavoro e della vita sociale dei lavoratori. Secondo me un sindacalista oggi deve essere contemporaneamente attivista e manager. Questa è una nuova figura, sulla quale dobbiamo lavorare e investire, e forse è la carta vincente.
Direi di passare ora a spiegare ai nostri lettori, nel limite del possibile, ciò che divide l'oggi dal ieri nel tuo lavoro e quali siano gli argomenti che hanno assoluta priorità nel sindacato. Parliamo della sicurezza del lavoro. La Svizzera risulta uno dei paesi più avanzati sia per quanto riguarda le disposizioni di legge sulla previdenza sociale sia sulla tutela contro gli infortuni sul lavoro. Tu che cosa ne pensi?
Nicola Colatrella: Per cogliere i cambiamenti anche in questi ambiti, dobbiamo tenere a mente lo sviluppo dovuto alla globalizzazione nel mondo del lavoro. Le liberalizzazioni forzate di certi settori della sfera pubblica - come i trasporti, la circolazione delle merci e delle persone, i media ecc. - indotte dalla necessità della concorrenza, hanno come Giano due facce: una positiva e una negativa. Se prendiamo la sicurezza sul lavoro dobbiamo constatare che l'aumento dei ritmi, della flessibilità, hanno ridotto le conquiste che grazie alla concertazione tra sindacati, datori di lavoro e SUVA erano state raggiunte, negli ultimi 20 anni.
Ma questo vale anche per i salari che sono diminuiti a causa dell'uso di forza lavoro precarizzata attraverso la liberalizzazione delle leggi, non per ultima quella derivante dalla libera circolazione delle persone. Se questa è la faccia negativa della medaglia, ciò non significa però per me che liberalizzazione sia sinonimo di assoluta negatività. Dico invece che nonostante l'aumento della ricchezza per alcuni, per altri l'unico cambiamento è stato appunto la precarizzazione del posto di lavoro e la diminuzione del potere d'acquisto dei lavoratori. In questo modo aumentano sia le malattie che gli infortuni. Oggi le famiglie operaie non riescono più ad arrivare alla fine del mese, a far fronte alle spese ordinarie solo con un salario, quindi devono lavorare in due. Gli effetti collaterali sono spesso irreversibili.
Sui cantieri i temi fondamentali sono ancora quelli della salute, infortuni e le morti bianche, nonostante siano diminuite. La sicurezza sul posto di lavoro è e rimane uno dei temi fondamentali delle rivendicazioni e dell'azione sindacale quotidiana. A questo punto posso citare solo come esempio le misure ragionevoli e lungimiranti contenute nelle iniziative di Travail.Suisse: 6 settimane di ferie e tre giorni di formazione continua obbligatoria per tutti. Certo che contro l'avanzata dei lavoratori extracomunitari, o neocomunitari, bisogna avere molta esperienza e fantasia nel trovare le soluzioni. Secondo me sono indispensabili regole più precise. Il nostro compito già da ora è quello di raggiungere più contratti collettivi e aumentare i controlli effettuati sui cantieri insieme ai rappresentanti della commissione cantonale. Non dimentichiamoci poi della collaborazione con gli enti assistenziali e la rete di contatti da allargare e aggiornare in continuazione.
In concreto, nell'immediato quali sono le cose importanti che i sindacati devono affrontare?
Nicola Colatrella: Come dicevo prima i problemi sono aumentati ed è difficile avere un quadro completo delle questioni, ma penso che per quanto riguarda salute, malattia e infortuni siano da raggiungere subito due obbiettivi:
- Inserire nella legge federale sul lavoro (codice delle obbligazioni) i 720 giorni di malattia per tutti, già presenti in alcuni contratti collettivi.
- L'altro obbiettivo è il divieto di licenziamento nei casi di malattia e infortunio. Secondo me è giusto impegnarsi a fondo per raggiungere questi traguardi.
Qual'è il ruolo specifico inoltre per gli attivisti sindacali stranieri?
Nicola Colatrella: Noi sindacalisti stranieri siamo naturalmente confrontati e coinvolti diversamente nelle questioni specifiche che riguardano gli immigrati e le loro famiglie. Problemi che spesso non vengono condivisi o sostenuti anche dai lavoratori indigeni. Uno di questi è sicuramente la questione dell'integrazione.
Un problema che in definitiva riguarda tutti. La questione della multietnicità ha costretto il sindacato a darsi strutture particolari che siano in grado di affrontare nel migliore dei modi possibili anche le questioni interne al sindacato. Finalmente non esiste più discriminazione tra stranieri e svizzeri. Il trattamento è uguale per tutti.